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La violenza sulle donne […]

Si parla spesso, troppo spesso!, di violenze subite dalle donne. Che la violenza sia fisica o sessuale la differenza non è molta, però è importante sottolineare che la maggior parte di questi episodi passano sotto silenzio perchè sono le donne stesse che coprono l’accaduto con qualche bugia e offrono un alibi al loro aggressore.  Quando possono evitarlo, le vittime di una violenza preferiscono non presentarsi in ospedale e quando le cure mediche sono necessarie tentano di giustificare le ferite prendendo a pretesto un comportamento sbadato: “sono caduta dalle scale” è una scusa che i medici del Pronto Soccorso conoscono bene!

Queste donne sopportano e perdonano nella speranza che le cose cambino ma così facendo non redimono nessuno. Al contrario, la loro accettazione rinforza tutte le sfaccettature negative che danno vita all’episodio di violenza e contribuisce a mantenere il comportamento patologico; inoltre le espone a pericoli più gravi perché gli episodi tendono a diventare sempre più frequenti e sempre più violenti. Ma non è solo questo. Il danno peggiore sta nel fatto che la relazione vittima-carnefice si consolida tanto da rendere veramente difficile la ristrutturazione di un equilibrio più sereno, anche con un solido aiuto medico.

Cosa spinge le donne a subire una violenza fiisca?

E difficile capire che cosa spinge le donne vittime di violenza a rimanere in una relazione tanto disturbata. Si potrebbe chiamare “una forma sbagliata d’amore”, perché non si può chiamare amore una cosa che causa tanta sofferenza. Spesso le donne che rimangono intrappolate in una relazione violenta hanno una storia di vita sofferta, come se non avessero mai avuto momenti sereni e opportunità di appagamento.  Spesso hanno un carattere dipendente, sono state vittima dell’aggressività (anche solo verbale) di un genitore e hanno sviluppato la convinzione di essere inadeguate, di poco valore, non hanno stima di se stesse e per questo non si possono o vogliono staccare da chi ha interesse per loro e rappresenta comunque un sostegno.

E’ un dato di fatto reale che nella stragrande maggioranza dei casi la violenza nasce in famiglia oppure nell’ambito di una relazione di coppia stabile e l’aggressore è un uomo (il padre o il marito) che avrebbe il compito di aiutare e sostenere.  In questi casi è proprio la distorsione del ruolo protettore forte – protetto debole che porta il forte a volersi imporre.

Cosa scatena la violenza sulle donne?

Spesso la violenza non nasce da una causa riconoscibile. Del resto quale “colpa” potrebbe mai giustificare tanta aggressività? Lo scoppio di rabbia che porta alla violenza nasce piuttosto da un assetto psicologico fragile dello stesso aggressore che pensa di poter tenere la donna sotto controllo ricorrendo alla prevaricazione fisica.

L’equilibrio relazionale ha un ruolo?

Si, esatto! Infatti è proprio all’interno della coppia che si giocano i ruoli di aggressore e aggredito. Non voglio essere fraintesa, non intendo affatto dire che ci sia una connivenza da parte della donna che subisce la violenza. Però è vero che l’assetto di personalità più dipendente, sensibile alle critiche e con minor autostima contribuisce a tenere in piedi relazioni tragiche.

Quanto può andare avanti questo stato di cose?

L’equilibrio della coppia si mantiene fin che può, vale a dire finchè gli episodi di violenza fisica non si fanno tanto frequenti o tanto gravi tanto da portare la vittima all’attenzione medica o delle forze dell’ordine.

Che cosa succede quando la donna vittima di violenza fisica arriva in ospedale?

All’arrivo al Pronto Soccorso scattano in modo automatico misure di protezione della vittima ogni volta che le lesioni richiedano un certo tempo per guarire. L’autorità giudiziaria viene allertata e finalmente la vittima ha la possibilità di spezzare il cerchio della sua sofferenza.

Come si arriva ai casi terribili di omicidio?

Si arriva all’omicidio come finale tragico di una storia disgraziata. Nei casi peggiori le donne subiscono senza cercare aiuto anche quando gli episodi di violenza diventano sempre più gravi. Nel ruolo tragico di vittima-carnefice che la coppia incarna, le donne vittime non si rendono conto quando la spirale di violenza continua a salire diventa facile perdere il controllo.

Cosa può far perdere il controllo all’aggressore?

Un elemento di disturbo che altera l’equilibro è più che sufficiente a scatenare la violenza fisica. Potrebbe essere la minaccia di una separazione, di raccontare o un figlio che prende le parti della madre.


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